Calcoli della colecisti

La calcolosi della colecisti (o litiasi della colecisti, spesso impropriamente denominata anche come "calcoli al fegato") e’ una malattia caratterizzata da formazioni dure simili a sassi (calcoli), di dimensioni variabili da pochi millimetri a qualche centimetro, all’ interno della colecisti o cistifellea, un organo che si trova sotto il fegato nel quadrante superiore destro dell’addome.
Interessa circa il 15% della popolazione italiana con una maggiore incidenza nel sesso femminile, ed è diagnosticata prevalentemente tra i 40 ed i 50 anni. Si associa spesso con gravidanze multiple, obesità o rapidi cali ponderali.

Le cause. Perché si formano i calcoli ?

La maggior parte dei calcoli sono costituiti prevalentemente da colesterolo e si formano perché i componenti della bile (che viene prodotta dal fegato e raccolta nella colecisti) alterano il loro equilibrio portando alla formazione di cristalli che, progressivamente, diventano calcoli.
La bile contiene acqua, colesterolo, grassi, sali biliari, proteine e bilirubina, un prodotto di scarto. I sali biliari demoliscono i grassi, mentre la bilirubina dà alla bile ed alle feci il caratteristico colore marroncino giallastro. Se la bile contiene troppo colesterolo, troppi sali biliari o bilirubina, può arrivare a cristallizzarsi formando così i calcoli biliari.

Esistono due tipi di calcoli della colecisti:

1. di colesterolo
2. pigmentati.

I calcoli di colesterolo di solito sono di colore giallastro o verde e sono costituiti principalmente da colesterolo solidificato; rappresentano l’80 per cento circa di tutti i calcoli.
I calcoli pigmentati, invece, sono più piccoli e più scuri e sono fatti di bilirubina; possono essere delle dimensioni di un granello di sabbia, oppure grandi come una palla da golf. Nella cistifellea ci può essere un unico calcolo, centinaia di piccoli calcoli oppure calcoli di entrambe le dimensioni.
Il sistema biliare è costituito dalla cistifellea e dai dotti che permettono il passaggio della bile e degli altri enzimi digestive dal fegato, dalla cistifellea e dal pancreas verso l’intestino tenue.
I calcoli possono ostruire il passaggio della bile se si spostano dalla cistifellea e si bloccano in uno dei tubicini che permette il passaggio della bile dal fegato all’intestino tenue. Tra i dotti ricordiamo:

- i dotti epatici, attraversati dalla bile che esce dal fegato,
- il dotto cistico, che permette il passaggio della bile da e verso la cistifellea,
- il dotto epatico comune che permette il passaggio della bile dai dotti cistico ed epatico verso l’intestino tenue.

Se la bile non scorre bene in questi tubicini, può causare una infiammazione della cistifellea, dei dotti stessi o, in rari casi, del fegato. Nel dotto epatico comune confluiscono altri dotti tra cui quello pancreatico, in cui passano gli enzimi digestivi prodotti dal pancreas. In alcuni casi, i calcoli che passano nel dotto epatico comune provocano l’infiammazione del pancreas (pancreatite acuta), un disturbo molto doloroso e potenzialmente grave.
Se uno dei dotti biliari rimane ostruito per un periodo sufficientemente lungo la cistifellea, il fegato, o il pancreas, possono riportare danni o infezioni gravi che, se non curati, possono risultare fatali. Tra i sintomi di questi gravi problemi troviamo la febbre, l’ itterizia e il dolore continuo.

Come si manifestano i calcoli della colecisti ?
I sintomi

Molti dei pazienti con litiasi biliare rimangono senza sintomi per molti anni (circa il 50-70%) e possono anche non svilupparne mai alcuno. In altri casi, i calcoli possono causare sintomi o complicanze come la colecistite acuta, l'empiema della colecisti, le angiocoliti o la pancreatite acuta.
Quando i calcoli si spostano nei dotti biliari e li ostruiscono, aumenta la pressione all’interno della cistifellea e possono verificarsi uno o più sintomi. I sintomi dell’ostruzione dei dotti biliari spesso sono definiti come attacco acuto, perché si verificano all’improvviso. Gli attacchi di solito avvengono dopo un pasto particolarmente pesante e si possono verificare anche di notte.
Il sintomo più comune riferibile con certezza ai calcoli della colecisti è la colica biliare postprandiale. È necessario che il medico definisca con molta cura i sintomi, prima di ascriverli con sicurezza ai calcoli. La "colica" biliare si distingue per:

- la sua localizzazione (generalmente all'epigastrio, la zona al di sotto dello sterno, e solo nel 30% dei casi all'ipocondrio destro, il fianco destro);
- la sua durata (da 30 minuti a 3 ore);
- l' intensità.

Può essere associata a nausea e a vomito. Il dolore ha intensità massima nella regione epigastrica (la zona al di sotto dello sterno), con una irradiazione verso l'ipocondrio destro o verso la schiena. I pazienti sintomatici presentano il 25% di possibilità in più, rispetto a quelli asintomatici, di sviluppare complicanze legate alla presenza di calcoli.
La colica biliare regredisce con l'uso di farmaci antispastici. La diagnosi, in presenza di una sintomatologia tipica, è confermata dall'ecografia addominale, con il riscontro di calcoli di varie dimensioni all'interno della colecisti.
Numerosi altri sintomi generali aspecifici, come la cefalea, o sintomi digestivi, quali le turbe del transito o le turbe dispeptiche, la nausea ed il vomito in assenza di dolore, possono condurre all'esecuzione di un'ecografia addominale e quindi al rilievo di litiasi della colecisti. Questi sintomi non sono però generalmente legati alla presenza dei calcoli. La loro contemporaneità in assenza di dolore biliare non modifica il carattere "asintomatico" di un'eventuale calcolosi della colecisti.
I sintomi dei calcoli biliari possono essere simili a quelli di un infarto, dell’appendicite, dell’ulcera, della sindrome del colon irritabile, dell’ernia iatale, della pancreatite e dell’epatite, quindi è fondamentale arrivare a una diagnosi accurata.
Molti pazienti con calcoli alla cistifellea non presentano alcun sintomo: in questo caso i calcoli sono detti “calcoli silenti” e non interferiscono con la funzionalità della cistifellea, del fegato o del pancreas. Per i calcoli silenti non è necessaria alcuna terapia.

Quando chiamare il medico

Se pensate di aver avuto un attacco, rivolgetevi immediatamente al medico. Gli attacchi spesso si risolvono da soli se i calcoli si muovono, tuttavia la cistifellea potrebbe infettarsi e lesionarsi, se l’ostruzione perdura.
Chi soffre di uno qualsiasi dei sintomi sotto elencati dovrebbe recarsi immediatamente al pronto soccorso:

- dolore che dura per più di cinque ore,
- nausea e vomito,
- febbre, anche debole, o brividi,
- pelle o occhi di colore giallastro,
- feci troppo chiare.

Pericoli

Circa il 70 % dei paziente portatori di calcoli sono asintomatici, ovvero non hanno alcun disturbo conseguente e pertanto non richiedono in genere alcun trattamento; nel restante 30% invece il sintomo classico e’ costituito dalla colica biliare, ovvero episodi di dolore intenso addominale che insorge dopo aver mangiato e dura qualche ora, associato a nausea e vomito. La colica si risolve spontaneamente o mediante assunzione di farmaci.
In un numero minore di casi si possono verificare complicanze della colelitiasi ovvero l’ infezione della bile, l’ infiammazione della colecisti, la migrazione dei calcoli nelle vie biliari, l’ infiammazione del pancreas e raramente lo sviluppo di un cancro della colecisti.
I medici spiegano che i calcoli biliari provocano dolore perché ostruiscono il dotto cistico; se l’ostruzione continua per più di qualche ora, la cistifellea si può infiammare.
Questo disturbo, detto colecistite acuta, può causare febbre, dolore intenso e continuo e sfociare nell’infezione della cistifellea. Di solito è necessario il ricovero in ospedale per l’osservazione, per la terapia antibiotica e analgesica e in molti casi anche per l’intervento chirurgico.
Se il calcolo si sposta dal dotto cistico al dotto epatico comune, si possono verificare complicazioni più gravi:

- se il calcolo si ferma nel dotto epatico comune, infatti, può causarne
l’ infezione.
- se invece si ferma nel dotto biliare, può causare l’ infiammazione del pancreas, perché il pancreas e il fegato hanno un dotto escretore in comune.

Entrambe queste situazioni possono essere molto pericolose. I calcoli dei dotti biliari di solito provocano febbre, dolore e ittero (colorazione giallastra degli occhi e della pelle), in alcuni casi accompagnati dal prurito.

In presenza di colica biliare, l’ esame strumentale di scelta per confermare la diagnosi e’ l’ ecografia addominale che permette di visualizzare i calcoli e la colecisti .
La terapia della colelitiasi sintomatica, ovvero del paziente che ha presentato almeno una colica biliare è la colecistectomia, ovvero l’ asportazione della colecisti e dei calcoli contenuti: non e’ sufficiente asportare solo i calcoli lasciando in sede la colecisti, poiché in questo casi i calcoli si riformerebbero nella totalità dei casi, essendo la conseguenza della malattia.
La colecistectomia classica è un intervento noto e praticato dal 1881 ed è sempre stato uno degli interventi più frequentemente eseguiti nelle sale operatorie di tutto il mondo.
Nel 1987 l’ introduzione della chirurgia laparoscopica ha trasformato la via di accesso permettendo di evitare nella maggior parte dei casi l’ incisione addominale classica sostituita da tre o quattro incisioni di alcuni millimetri, attraverso le quali vengono introdotti gli strumenti per eseguire l’ intervento.
L’ intervento richiede sempre un’ anestesia generale, dura circa un’ ora, comporta in genere una degenza postoperatoria di uno o due giorni se il decorso postoperatorio è regolare e, superato l’ immediato periodo postoperatorio, non richiede limitazioni dietetiche particolari.
In casi particolari l’ intervento non può venire eseguito con accesso laparoscopico, in altri dopo aver iniziato l’ intervento per via laparoscopica può essere necessario convertire, ovvero praticare l’ incisione addominale ed eseguire l’ intervento per via ‘aperta’. In questo caso, in genere la degenza postoperatoria si prolunga di qualche giorno.
Come per ogni intervento chirurgico, anche durante la colecistectomia possono verificarsi complicanze che devono essere conosciute dal paziente prima di sottoporsi ad intervento e che devono essere spiegate durante il colloquio preoperatorio tra chirurgo e paziente.

L’ incidenza di queste complicanze tuttavia è fortunatamente molto bassa.

In linea di massima la colelitiasi asintomatica non deve essere operata, tuttavia esistono situazioni particolari (ad esempio pazienti diabetici, pazienti che vengono sottoposti ad altro intervento chirurgico per altre patologie..) nei quali l’ indicazione può essere corretta, sempre dopo adeguata informazione del paziente.
La calcolosi della colecisti e’ una patologia frequente che richiede una terapia quando è responsabile di coliche.
La terapia migliore e’ costituita dalla colecistectomia laparoscopica che è un intervento risolutore, efficace, relativamente sicuro e consigliabile prima che compaiano complicanze della malattia, in alcuni casi gravi e di difficile gestione, soprattutto in pazienti anziani e portatori di patologie associate

Fattori di rischio

Tra i pazienti più a rischio per i calcoli biliari ricordiamo quindi:

- donne, in particolare le gestanti, le pazienti in terapia ormonale sostitutiva o che assumono la pillola, - pazienti over 60,
- donne e uomini sovrappeso o obesi,
- pazienti che digiunano o dimagriscono in breve tempo,
- pazienti con precedenti famigliari di calcoli biliari,
- pazienti diabetici,
- pazienti in terapia con farmaci anticolesterolo.

Cause

I ricercatori ritengono che i calcoli di colesterolo si formino se la bile contiene troppo colesterolo, troppa bilirubina o pochi sali biliari, oppure se la cistifellea non si svuota completamente o con la dovuta frequenza. Le cause di questi squilibri non sono note con esattezza.
La causa dei calcoli pigmentati non è ancora stata chiarita; i calcoli tendono a svilupparsi nei pazienti che soffrono di cirrosi epatica, infezioni delle vie biliari o malattie ereditarie del sangue (come l’anemia falciforme), in cui il fegato produce bilirubina in eccesso.
Tra gli altri fattori che contribuiscono alla formazione dei calcoli biliari, soprattutto di quelli di colesterolo, ricordiamo:

- Sesso. Le donne hanno il doppio di probabilità degli uomini di soffrire di calcoli biliari. L’eccesso di estrogeni dovuto alla gravidanza, alla terapia ormonale sostitutiva e metodi contraccettivi ormonali fa aumentare i livelli di colesterolo nella bile e diminuire la motilità della cistifellea, fattori che possono causare la formazione di calcoli.
- Precedenti in famiglia. I calcoli biliari spesso sono ereditari e forse si trasmettono per via genetica.
- Peso. Una ricerca su larga scala ha suggerito che il sovrappeso, anche moderato, fa aumentare il rischio di soffrire di calcoli biliari. La ragione più probabile è il fatto che la quantità di sali biliari presente nella bile risulta ridotta, a vantaggio del colesterolo. L’aumento del colesterolo riduce la frequenza di svuotamento della cistifellea. L’obesità è uno dei principali fattori di rischio per i calcoli biliari, soprattutto nelle donne.
- Dieta. Una dieta ricca di grassi e colesterolo e povera di fibre aumenta il rischio di calcoli biliari, perché l’aumento del colesterolo nella bile riduce la frequenza di svuotamento della cistifellea.
- Dimagrimento improvviso. Durante i periodi di digiuno o di dimagrimento rapido il fegato secerne più colesterolo nella bile, e quindi si possono formare i calcoli. In questi casi, inoltre, la cistifellea non si svuota regolarmente.
- Età. Gli over 60 sono più a rischio rispetto alle persone più giovani. Invecchiando, l’organismo tende a secernere più colesterolo nella bile.
- Farmaci anticolesterolo. I farmaci che fanno diminuire i livelli di colesterolo nel sangue aumentano la quantità di colesterolo secreta nella bile e quindi predispongono ai calcoli biliari.
- Diabete. Chi soffre di diabete di solito ha i trigliceridi alti. I trigliceridi sono un tipo di acidi grassi che può far aumentare il rischio di sviluppare calcoli biliari.

Diagnosi

Nella maggior parte dei casi i calcoli biliari vengono diagnosticati durante gli esami per altri tipi di patologia; se si sospetta che i calcoli biliari siano la causa dei sintomi, il medico probabilmente vi prescriverà un’ecografia, l’esame specifico più sensibile per i calcoli.
L’ecografista tiene in mano una bacchetta, la fa scorrere sull’addome e invia speciali onde sonore verso la cistifellea; le onde sonore fanno eco sulla cistifellea, sul fegato e sugli altri organi, generando impulsi elettrici che creano un’immagine dell’organo sul video. Se ci sono dei calcoli le onde sonore rimbalzano anche su di essi e ne rivelano l’esatta posizione. Possono essere necessari, però, anche altri esami.


- TAC.

La TAC è una procedura radiografica non invasiva che produce immagini in sezione dell’organismo. L’esame può rivelare la presenza di calcoli o di complicazioni, ad esempio di infezioni e di lesioni della cistifellea o dei dotti biliari.

- Scintigrafia.

Al paziente viene iniettata una minima quantità di una sostanza radioattiva che viene assorbita dalla cistifellea, che poi viene stimolata a contrarsi. L’esame serve per diagnosticare le contrazioni anomale della cistifellea o le ostruzioni dei dotti biliari.

- Colangiopancreatografia retrograda endoscopica.

Quest’esame serve per individuare e rimuovere i calcoli presenti nei dotti biliari. Dopo una leggera sedazione, il medico inserisce l’endoscopio (un tubicino lungo e flessibile con una fonte di luce e una telecamera all’estremità) nella gola; lo guida poi attraverso lo stomaco e l’intestino tenue. L’endoscopio è collegato a un computer e a un monitor. Il medico guida l’endoscopio e inietta un mezzo di contrasto che evidenzia i dotti biliari sullo schermo. L’endoscopio aiuta il medico a individuare il dotto biliare ostruito dal calcolo e la posizione del calcolo. L’endoscopio permette poi di rimuovere il calcolo, catturandolo in una specie di cestello.

- Esami del sangue.

Gli esami del sangue possono essere eseguiti per cercare segni di un’infezione, di un’ostruzione, della pancreatite o dell’ittero.

Cosa può succedere ? Le complicanze dei calcoli

La "colecistite acuta" è sicuramente la complicanza più frequente della litiasi colecistica. È di solito causata da un'ostruzione acuta del dotto cistico da parte di un calcolo incuneato nel dotto o nell'infundibolo. Il dolore è simile a quello della colica biliare, ma persiste per più di qualche ora e può rimanere anche qualche giorno. Si può associare a nausea, vomito, tensione addominale con reazione addominale in ipocondrio destro. La colecisti si può distendere (idrope della colecisti) e può comparire la "febbre" con leucocitosi. In questi casi l'evoluzione è la comparsa di un empiema della colecisti con materiale purulento al suo interno.
La "perforazione della colecisti" è una rara complicanza che compare soprattutto negli anziani e negli immunodepressi. E' caratterizzata dalla comparsa di un addome acuto che richiede un intervento d'urgenza. Talvolta si può formare una fistola bilio-enterica ("fistola bilio-digestiva) e il calcolo può portare ad un'ostruzione determinando il noto "ileo biliare da calcoli". In questi casi, il trattamento consiste nella laparotomia d'urgenza.
La litiasi della colecisti è causa di "pancreatite acuta" nel 30-70% dei casi. I sintomi sono simili alla classica pancreatite acuta. Il trattamento dipende dalla severità del quadro clinico. Se possibile è meglio far precedere il trattamento medico alla colecistectomia. Se la situazione è in progressivo peggioramento si deve ricorrere alla laparotomia d'urgenza.

Chi deve essere operato ?

L'insorgenza delle complicazioni è quasi sempre preceduto dalla comparsa dei sintomi. Nessun elemento, né l'età, né il sesso, né il tipo o le dimensioni dei calcoli, né la durata della malattia, né la coesistenza di malattie associate permette attualmente di definire che una litiasi asintomatica si complicherà o darà origine a coliche biliari.
Viene quindi consigliato l'intervento chirurgico di asportazione della colecisti a chi ha avuto almeno un episodio di colica biliare. 
L'unica eccezione è rappresentata dalla presenza di una colecisti a pareti calcifiche (cosiddetta "a porcellana") in cui, anche in assenza di calcolosi, l'associazione con il cancro è estremamente alta (circa il 25% dei casi). In considerazione della maggiore incidenza di mortalità nei pazienti diabetici operati d'urgenza, è opportuno in questi casi procedere alla colecistectomia al primo insorgere dei sintomi.

Chi non  deve essere operato ?

Non sembra giustificato proporre un trattamento profilattico della calcolosi nei pazienti senza sintomi, ma solo una sorveglianza ecografica annuale.
Numerosi altri sintomi generali aspecifici o sintomi digestivi possono condurre all'esecuzione di un'ecografia addominale e quindi al rilievo di litiasi della colecisti. Questi sintomi non sono generalmente legati alla presenza di litiasi biliare e la loro presenza, in assenza di dolore biliare, non modifica il carattere "asintomatico" di un'eventuale calcolosi della colecisti. Questi sintomi non regrediranno con l'asportazione della colecisti e quindi questi pazienti non dovrebbero essere operati.
Il ruolo causale tra litiasi e cancro della colecisti è tuttora da definire (i dati riportati sono di 1 caso su 1000 pazienti con litiasi per anno). Non esistono dati per giustificare l'indicazione ad asportare la colecisti nei pazienti con calcolosi asintomatica. 
Rimane invece controverso se l'asportazione della colecisti debba essere eseguita nei pazienti con calcolosi asintomatica durante interventi di chirurgia addominale non diretti verso il fegato. Sicuramente la colecistectomia non deve essere eseguita nei pazienti ad alto rischio di complicanze postoperatorie, quali i cirrotici o gli ipertesi portali.

Terapia Chirurgica

L'approccio alla litiasi della colecisti ‚ stato decisamente modificato, del tutto recentemente, dallo sviluppo della chirurgia laparoscopica e della sua rapida diffusione in tutte le strutture chirurgiche universitarie, ospedaliere o private. Questa metodica, impone una valutazione critica di tutte le altre metodiche di trattamento della litiasi, chirurgiche e non, ed una riconsiderazione dell'atteggiamento da tenere di fronte alla litiasi asintomatica che viene sempre più frequentemente segnalata grazie allo screening ecografico.
La colecistectomia laparoscopica è un intervento proposto relativamente di recente e dopo 10 anni dalla sua applicazione ‚ possibile affermare che garantisce un trattamento sicuro ed efficace per i pazienti portatori di litiasi della colecisti. In rapporto alla colecistectomia convenzionale, la colecistectomia laparoscopica offre il grande vantaggio di ridurre il dolore postoperatorio ed il periodo di convalescenza, di abolire l'ileo paralitico, senza incrementi nella mortalità o nella morbilità. I problemi estetici legati alla cicatrice laparotomica sono assai ridotti. Il rischio di lesioni alla via biliare principale è sostanzialmente sovrapponibile a quello presente con la tecnica convenzionale. L'intervento ‚ comunque effettuato in anestesia generale per poter far fronte alla possibilità di una conversione immediata in laparotomia, nei casi non sia possibile completare l'intervento per la presenza di aderenze o flogosi o situazioni anatomiche particolari che aumentino notevolmente il rischio di lesioni iatrogene della via biliare o dell'arteria epatica. I pazienti vengono dimessi mediamente entro 2 giorni dall'intervento (anche se ‚ possibile ridurre il ricovero postoperatorio alle 12 ore successive all'intervento). Il ritorno ad una attività lavorativa regolare può essere fatto entro la prima settimana dall'intervento. La tecnica laparoscopica riduce sostanzialmente i costi legati alla degenza ospedaliera ed al recupero fisico postoperatorio. Resta da sottolineare che i risultati clinici sono comunque influenzati dall'abilità e dall'esperienza del chirurgo che esegue l'intervento.
La tecnica laparoscopica ha ormai assunto un ruolo preponderante nel trattamento della litiasi colecistica ‚ da considerarsi oggi l'intervento di prima scelta nella litiasi sintomatica non complicata.

L’intervento di rimozione della cistifellea (che, ricordiamo, è un organo non essenziale) è uno degli interventi chirurgici più comuni nella popolazione adulta.
Quasi tutti gli interventi di colecistectomia sono effettuati in laparoscopia. Dopo l’ anestesia il chirurgo pratica diverse piccole incisioni nell’addome, inserendo un laparoscopio e una minitelecamera. La telecamera invia allo schermo un’immagine ingrandita dell’interno dell’organismo, permettendo al chirurgo di vedere da vicino gli organi e i tessuti. Con l’aiuto delle immagini il chirurgo usa gli strumenti per separare la cistifellea dal fegato, dai dotti biliari e dalle altre strutture. Poi recide il dotto cistico e rimuove la cistifellea facendola passare attraverso una delle incisioni.
Dopo l’intervento in laparoscopia di solito sarete ancora ricoverati per una notte in ospedale e potrete riprendere le normali attività dopo alcuni giorni di convalescenza a casa. Le incisioni laparoscopiche non coinvolgono i muscoli addominali, quindi il dolore postoperatorio e le complicazioni sono inferiori a quelle degli interventi chirurgici a cielo aperto, durante i quali vengono praticate incisioni anche di 15, 20 centimetri sull’addome.
Se gli esami evidenziano una forte infiammazione o infezione della cistifellea, oppure lesione dovute ad altre operazioni precedenti, il chirurgo può optare per l’intervento a cielo aperto. In alcuni casi i medici sanno in anticipo di dover ricorrere all’intervento chirurgico a cielo aperto, tuttavia a volte i problemi vengono scoperti solo durante la laparoscopia e il chirurgo quindi deve praticare un’incisione più ampia. La convalescenza dopo un intervento chirurgico a cielo aperto richiede da 3 a 5 giorni di ricovero in ospedale e diverse settimane a casa. L’intervento chirurgico a cielo aperto è necessario solo nel 5 per cento circa dei casi.
La complicazione più frequente della colecistectomia sono le lesioni dei dotti biliari. Se il dotto epatico comune è lesionato può iniziare a perdere la bile, causando infezioni dolorose e potenzialmente pericolose. Le lesioni lievi a volte possono essere curate senza ricorrere all’intervento chirurgico. Per le lesioni più gravi, al contrario, può rivelarsi necessario un secondo intervento.
Se i calcoli si trovano nei dotti biliari lo specialista (di solito un gastroenterologo) può ricorrere alla colangiopancreatografia retrograda per individuarli e rimuoverli prima dell’intervento o durante. Ai pazienti che si sono sottoposti a una colecistectomia può essere diagnosticato un calcolo nei dotti biliari dopo settimane, mesi o persino anni dall’intervento. In questi casi la colangiopancreatografia retrograda rimuove efficacemente i calcoli.

La cistifellea è necessaria?

Fortunatamente si può vivere bene anche senza la cistifellea perchè il fegato produce una quantità sufficiente di bile per digerire quanto assunto con una dieta normale. Una volta rimossa la cistifellea la bile esce dal fegato, attraversa i dotti epatici e il dotto epatico comune e va a finire direttamente nell’intestino tenue, senza essere conservata nella cistifellea. Nell’uno per cento circa dei pazienti le feci potranno essere più abbondanti o più morbide, perché la bile va a finire con maggior frequenza nell’intestino tenue. Il disturbo di solito è temporaneo, però se continua è opportuno contattare il medico.

Terapie non chirurgiche

Gli approcci non chirurgici sono usati solo in casi particolari, ad esempio se il paziente soffre di una grave malattia che porta a sconsigliare l’intervento, e solo per i calcoli di colesterolo. Nei pazienti che si sottopongono a terapia non chirurgica i calcoli di solito recidivano entro cinque anni.

- Terapia dissolutoria orale. Per sciogliere i calcoli vengono usati farmaci che contengono acidi biliari. L’acido ursodesossicolico (Deursil®) e l’acido chenodesossicolico (Bilenor®) sono particolarmente efficaci nel caso di calcoli di colesterolo piccoli. Prima che i calcoli si sciolgano completamente possono essere necessari mesi o anni di terapia. Entrambi i farmaci possono causare lieve diarrea; l’acido chenodesossicolico può far aumentare temporaneamente il colesterolo e le transaminasi (enzima epatico).

Dieta e prevenzione

La predisposizione ai calcoli biliari dipende anche dalla dieta: gli esperti consigliano di mantenere comunque una certa quantità di grassi nella dieta, per stimolare la contrazione e lo svuotamento della cistifellea. Attualmente si consiglia di far derivare dai grassi una percentuale variabile dal 20 al 35 per cento delle calorie totali. Le ricerche hanno anche dimostrato che le diete ricche di fibre e calcio possono far diminuire il rischio di calcoli biliari.
Per diminuire il rischio di formazione di calcoli biliari quando si dimagrisce è possibile seguire alcuni accorgimenti, ad esempio cercare di dimagrire con gradualità, anziché bruscamente. A seconda del peso prima della dieta, gli esperti consigliano di dimagrire di 250 grammi, massimo un chilo a settimana. Questo ritmo di dimagrimento di solito può continuare per un periodo fino a sei mesi, in seguito si inizia a dimagrire meno e il peso si stabilizza perché l’organismo si abitua a usare meno calorie, cioè meno energia.
È anche possibile diminuire il rischio di calcoli biliari connesso agli sbalzi di peso cercando di dimagrire un po’ meno rispetto a quanto avevate previsto. Anche un calo del 5, 10 per cento del peso su un periodo di sei mesi o più può contribuire a migliorare lo stato di salute di un adulto in sovrappeso o obeso.
Infine l’attività fisica regolare è connessa a un minor rischio di calcoli. Cercate di praticare un’ora circa di attività, anche moderata, quasi tutti i giorni per tenere sotto controllo il peso ed evitare di ingrassare. Per mantenere i risultati della dieta, cercate di fare almeno un’ora, un’ora e mezza di attività fisica moderata al giorno.

Oggi, attraverso la introduzione di alcuni sottili strumenti operatori nell'addome e la creazione di una camera di gas, si riesce ad asportare la colecisti con i calcoli al suo interno senza eccessivi disturbi per il paziente.
L'uso della tecnica laparoscopica ha permesso di ridurre i tempi di degenza, di ridurre le complicazioni legate ad una ferita sull'addome, ha migliorato il rapporto rischio/beneficio a favore dell'intervento.
In molte strutture ospedaliere i tempi di degenza per un intervento di colecistectomia laparoscopica sono di circa 36 ore dal momento del ricovero per l'intervento.




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