Il problema delle emorroidi

Le emorroidi sono delle dilatazioni dei vasi venosi dell'ano, l’ingrossamento rende doloroso il passaggio delle feci e dei gas e ne riduce la tenuta.
Le emorroidi sono dei cuscinetti di tessuto, con molti vasi sanguigni, che rivestono la parte inferiore del retto. La loro funzione è quella di chiudere completamente il canale anale, contribuendo alla continenza fecale. Quando questi tessuti subiscono delle modificazioni, si generano dei sintomi caratteristici di una malattia comunemente denominata "emorroidi". Queste sono uno dei problemi più comuni dell'intestino, anche se non se ne conosce il numero reale di casi in quanto solo una minoranza dei pazienti consulta il suo medico, anche se e ricadute sono frequenti.

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Classificazione

Le emorroidi si classificano in :

1. Esterne: poste vicino all’orifizio anale e ricoperte da una cute sensibile,
2. Interne: poste all’interno dell’ano, però ne possono uscire saltuariamente o stabilmente.

La suddivisione anatomica le suddivide in:

  • 1° grado: ectasie vascolari del canale anale (sanguinanti o meno),
  • 2° grado: prolassano (escono) solo con la defecazione, tendono a rientrare spontaneamente,
  • 3° grado: prolassano evacuando, ma si possono far rientrare manualmente,
  • 4° grado: emorroidi prolassate. Sono stabilmente esterne e spesso trombosate (con grumoli di sangue)

Nel caso di quelle di 3° o 4° grado il sanguinamento della mucosa prolassata può essere tale da costringere il paziente all’uso del pannolino. Questo problema, potrà generare un’ anemia sideropenica microcitica. In altre parole, una carenza di ferro (sideremia) e globuli rossi più piccoli.
Vi possono essere delle emorroidi grandi che non creano problemi, e delle emorroidi piccole, ma che vanno eliminate perché possono dare complicazioni.

Emorroidi: cause e fattori di rischio

Le emorroidi sono una patologia piuttosto comune che si stima colpisca almeno una volta nella vita la quasi totalità della popolazione. Secondo altre fonti oltre 3 milioni di italiani (il 40% della popolazione adulta) soffre di emorroidi.
L’esatta causa della malattia emorroidaria è ancora sconosciuta. Sembra accertato che concorrano i seguenti fattori predisponenti:

  • abuso di clisteri o lassativi,
  • abitudine di star seduti sul water, ad es. per leggere,
  • alimentazione scorretta (scarsità di fibre e scorie vegetali, impiego di cibi irritanti, es. spezie, peperoncino ecc.
  • età, dai 40 ai 60 anni, raramente nell’infanzia,
  • fattori ereditari,
  • gravidanza,
  • ipertono dello sfintere interno, dimostrabile con manometria rettale. Questo crea una elevata pressione nel canale anale e rende difficile il ritorno del sangue venoso verso il fegato prima e il cuore poi,
  • patologie epatiche che, come nel punto precedente, rendono difficile il deflusse del sangue dalla fine dell'intesitno retto al cuore,
  • posizione seduta protratta per lungo tempo (es. classico le emorroidi del camionista),
  • gruppo etnico: predomina tra gli Ebrei, gli Anglosassoni, i Turchi e gli Egizi,
  • sesso, predomina quello maschile,
  • stitichezza o diarrea cronica.

Il problema si manifesta con uguale frequenza nei due sessi, anche se nelle donne occorre considerare i possibili rischi legati alla gravidanza. La gravidanza può indurre ed anche aggravare le emorroidi, soprattutto nella fase del parto.
Durante questo periodo sono infatti diversi i fattori che possono influire sulla comparsa o sull'aggravarsi della patologia emorroidaria.
Tra i principali  vi sono:

  • alterazioni ormonali che influiscono direttamente sul tessuto vascolare
  • effetto meccanico dovuto alla presenza del feto
  • drastico aumento della pressione intraddominale durante il parto

Le emorroidi insorgono prevalentemente tra i 45 ed i 65 anni e tendono ad aggravarsi con il passare del tempo. All'origine della patologia vi sono anche fattori predisponenti come la familiarità, lo stile di vita e le abitudini alimentari.
Tra i principali fattori di rischio, il più influente è legato alla presenza di disfunzioni intestinali, come stitichezza o diarrea cronica.
Sedentarietà, sforzi eccessivi, abuso di lassativi, stazione eretta prolungata, abuso di alcol e/o nicotina ed alimentazione incongrua sono altri fattori che possono scatenare o aggravare i disturbi emorroidari.
A proposito di abitudini dietetiche è importante sottolineare che un organismo sano è perfettamente in grado di gestire qualsiasi alimento, compresi quelli considerati a rischio per le emorroidi. Ovviamente un uso massiccio e prolungato di questi particolari alimenti potrebbe a lungo andare determinare la comparsa della malattia o di altre patologie proctologiche. Nel caso il soggetto soffra già di emorroidi andranno invece aboliti o perlomeno limitati tutti quegli alimenti in grado di irritare la mucosa anale come peperoncino, insaccati, alcol, cioccolato e spezie piccanti.

Sintomi

Il primo sintomo è un sanguinamento rettale rosso vivo, non misto alle feci e senza dolore. In seguito si verifica il prolasso (uscita) solamente con la defecazione, ma le emorroidi rientrano spontaneamente.
Anche un persistente prurito anale potrebbe indicarle, ma vi sono anche altri motivi, tra cui una forte parassitosi, una non accurata pulizia dell'orifizio anale (a causa dall'edema intorno all'ano), e dalle fastidiose perdite, spesso dovute a una aumentata produzione di muco che se ne fuoriesce dai tessuti prolassati.
Il dolore si verifica solamente quando le emorroidi prolassate presentano infiammazione e edema, o quando è presente una lesione dolorosa, ad es. una ragade.
Nelle emorroidi prolassate si possono formare dei coaguli di sangue (trombi), in questo caso può avvenire la rottura spontanea della vena e la fuoriuscita dei trombi. Si tratta di una condizione tanto più dolorosa tanto più il sangue è abbondante. Il dolore può essere alleviato con con un semicupio tiepido (il sedere messo a mollo). Va notato che il semicupio può dare solo una soluzione temporanea del disturbo.


Diagnosi

Si avvale dell’ispezione della regione esterna all'ano. Si considerano anche l'entità del sanguinamento e dell’irritazione. Si può anche fare un'esplorazione digitale al fine di percepire il tono dello sfintere ed escludere altre patologie (ad es. cancro del retto).
Esami quali la rettoscopia o anoscopia, permettono di escludere altre tiologie di lesione infiammatoria del canale anale (displasica o neoplastica) e valutare, in retrovisione, la congestione del plesso mucoso interno.


Prevenire le emorroidi

Considerando l'impossibilità di determinare con certezza una causa univoca, per le emorroidi non è possibile parlare di una vera e propria opera di prevenzione primaria. Per allontanarne l'insorgenza è quindi sufficiente seguire dei consigli di carattere generale, utili per migliorare la funzionalità dell'intero organismo e proteggerlo al tempo stesso da molte altre malattie.
Per prevenire le emorroidi è quindi molto importante condurre una vita attiva, svolgendo attività fisica con regolarità ed evitando fumo ed alcolici. Sport come jogging, ballo, marcia o ginnastica dolce per la terza età migliorano le funzionalità corporee rinforzando al tempo stesso la regione pelvica.
L'alimentazione ha invece un ruolo importantissimo sia nella prevenzione primaria, sia in quella secondaria (dopo la comparsa delle emorroidi). Una dieta equilibrata, ricca di acqua e fibre, aiuta infatti a regolarizzare le funzioni intestinali, allontanando uno dei principali fattori di rischio.
Un'accurata igiene personale, non solo previene le emorroidi ma anche altre malattie molto fastidiose, come le ragadi anali o le fistole. Anche la scelta della biancheria intima è molto importante poiché tessuti permeabili come il cotone "lasciano respirare la pelle" evitando il ristagno di calore ed umidità.



Curare le emorroidi

La cura delle emorroidi varia in relazione alla gravità della patologia. Se nei casi più lievi è sufficiente un po' di moto e delle corrette abitudini dietetiche per favorire la guarigione, in quelli particolarmente gravi l'unica soluzione efficace è data dall'intervento chirurgico. Tra questi due estremi si collocano poi tutta una serie di interventi ambulatoriali svolti in anestesia locale come fotocoagulazione e legatura elastica. Il risultato di questi trattamenti risolve nella maggior parte dei casi il problema al primo tentativo (circa il 60%), mentre in quelli più sfortunati si rende necessaria la ripetizione del trattamento.
Nello stadio iniziale la cura delle emorroidi avviene grazie ad una serie di accorgimenti in grado di ridurre l' infiammazione e restituire elasticità alle pareti venose. L'alimentazione deve essere a tal proposito ricca di acqua e fibre, in modo da favorire l'evacuazione intestinale; al tempo stesso andranno evitate tutte quelle situazioni che causano un aumento pressorio sulle emorroidi, come il sollevamento di carichi pesanti, o sforzi eccessivi nella defecazione. Anche l'igiene anale con lavaggi di acqua tiepida e sapone acido è molto importante, poiché accelera la guarigione ed allontana il rischio di infezione. Da evitare sono invece i lavaggi con acqua gelida poiché il conseguente spasmo della muscolatura anale potrebbe causare lo strozzamento dei noduli emorroidali.
Pomate e supposte ad azione decongestionante, anestetica e/o disinfettante, rappresentano infine i rimedi "conservativi" utili per curare le emorroidi in stadio iniziale ed alleviarne i sintomi. Le principali sostanze impiegate a questo scopo sono i corticosteroidi e gli anestetici ad azione locale. Anche in questo caso, come avviene per moltissime altre patologie, i farmaci alleviano i sintomi ma non agiscono sulle cause che hanno dato origine alle emorroidi. Per questo motivo, e per gli altri effetti derivanti dal loro utilizzo, i farmaci non vanno assunti in maniera indiscriminata ma sotto esclusivo controllo medico.
Se tutte queste cure non sortiscono l'effetto desiderato e vi è un peggioramento della sintomatologia, non risolvibile mediante tecniche ambulatoriali, l' intervento chirurgico va considerato come l'unica alternativa realmente efficace.
L'operazione di asportazione chirurgica (emorridectomia), che si rende necessaria per le emorroidi di grado superiore al primo associate a forti sanguinamenti, a trombi frequenti o a prolasso completo (IV grado), ha subìto nel corso degli anni numerose evoluzioni.
Oggi, esistono tre tipi principali di interventi chirurgici, quello classico (emorroidectomia tradizionale aperta di Milligan e Morgan) e i due più innovativi: il metodo basato sulla tecnica messa a punto dal Dr. Longo, appunto Metodo Longo,  e il metodo THD.

Il metodo di Longo si basa sul riposizionamento delle emorroidi prolassate (intervento di prolassectomia ed emorroidopessi). Questo accorgimento consente al paziente un recupero più rapido (in genere entro 10-15 giorni, rispetto alle 4-6 settimane previste con l'intervento tradizionale), allevia la sintomatologia dolorosa ed ha un'efficacia sovrapponibile al metodo tradizionale. 
Il metodo THD consiste nella sutura dei rami terminali dell'arteria rettale superiore che è l'arteria che porta sangue alle emorroidi. In caso di prolasso, alla sutura si associa una pessia, ovvero il riposizionamento della mucosa nella sua sede naturale. Anche questa tipologia d'intervento ha tempi di recupero più rapidi rispetto al metodo tradizionale (7-10 giorni) perché non prevede asportazione di tessuti, allevia la sintomatologia dolorosa e presenta un basso tasso di recidive.
La scelta dell'intervento più adatto viene compiuta dallo specialista in base ai risultati della visita specialistica proctologica. 

Se la diagnosi è corretta circa il 96% dei pazienti riesce a risolvere definitivamente il fastidioso problema delle emorroidi.

In molte strutture ospedaliere i tempi di degenza per un intervento di colecistectomia laparoscopica sono di circa 36 ore dal momento del ricovero per l'intervento.




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